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Meta anch'essa di anno in anno di un turismo crescente, Ventotene attira non solo
per la bellezza e non solo perchè da luogo di pena è diventato luogo di
vacanza; ma forse anche perchè la Roma marina, altrove solo un rudere, quì è
viva. Infatti è ancora operante il suo porto, di grande suggestione per
chiunque capisca cosa significhi gettare l'ancora in uno spazio marino
attrezzato, in un lembo di tempo antico per il quale duemila anni non sono
passati. Il molo di questo porto, le sue bitte, i suoi magazzini tutti scavati
al vivo nella tenera roccia vulcanica locale, sono gli stessi di un tempo.
Quando giungo quì e dò volta, con la cima d'ormeggio, alla bitta in pietra sul
molo, so di compiere un gesto tale e quale, quì, lo compiva il marinaio di una
trireme romana o d'una galera aragonese. Per entrare nel porto romano di
Ventotene, ho navigato nel canale che separa quest'isola ridente dalla sua
piccola gemella, ridente anch'essa, ora, ma per due secoli luogo di tristezza e
dolore. E' Santo Stefano, destinata al lugubre compito di isola penitenziario
dal tempo dei Borboni sino a tre decenni fà. E' ancora dominata dall'edificio
carcerario abbandonato al suo destino, ma tuttora mastodontico ed integro nella
sua struttura che ricorda, allo stesso tempo, castelli di kafkiana memoria e
follie barocche napoletane. L'isola ebbe una presenza umana stabile solo quando Ferdinando IV re di Napoli,
decise di costruirvi un carcere, destinato ad ospitare gli ergastolani; dette
incarico all'architetto Francesco Carpi ( autore, tra l'altro, degli edifici
portuali del porto di Ponza) di progettare un ergastolo modello. Fù ultimato il
26 Settembre 1795 e come in una commedia tragica napoletana, tra i primi
detenuti, si dice, vi sia stato proprio lo stesso progettista, incarcerato da
Ferdinando per divergenze politiche. Nel corso degli anni l'ergastolo di Santo
Stefano ebbe come ospiti molti personaggi importanti, tra cui Luigi Settembrini,
l'anarchico Bresci uccisore del re Umberto primo, e Sandro Pertini con altri
antifascisti. Da tempo assieme ad altri specialisti del mare, la ho proposta
come sede di un grande centro idrobiologico, con un mare protetto tutt'attorno.
A Santo Stefano è la natura della Macchia Mediterranea a prendere il
sopravvento: rampicanti e cespugli invadono le mura invalicabili del
sinistro carcere. La scritta che lo dominava, Quì finisce la giustizia degli
uomini, quì comincia quella di Dio, è ormai quasi illegibile. |
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