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Ecco
come l'episodio di Carlo Pisacane e dei suoi uomini di Ponza viene
raccontato da un cronista contemporaneo, un testimone diretto, il ponzese
Giuseppe Tricoli, nella sua ' monografia per le isole del Gruppo Ponziano'
: " il partito benanche liberale italico ideò un movimento nel reame
napoletano, ed a riuscirvi sopra il vapore di Sardegna il Cagliari furono
imbarcati 18 casse di armi come mercanzie e 25 emigrati corsi, romagnoli,
coi regnicoli D. Carlo Pisacane, capo, D. Giovanni Nicotera, e D. Giovanni
Falcone, quali sottocapi, ed invece di far rotta di spedizione per Tunisi,
approdavasi in Ponza il dì 27 giugno 1857, verso le cinque pomeridiane,
prestando danni alla macchina. Vi accorreva il capitano del porto D.
Montano Magliozzi, il pilota pratico, e l'ufficiale di piazza, che furono
osteggiati (presi in ostaggio), la deputazione sanitaria era divertita
(fuorviata), mentre due lance inosservate per la esterna scogliera,
sbarcavano 18 dei cennati individui armati di due botti (fucili a due
colpi), con giubba e berretta rossa, immettendosi nel vicolo la Caletta,
preceduti dallo stendardo ancor rosso, gridando viva l'Italia e la
repubblica tirando fucilate. Attoniti i custodenti e gli abitanti nel
vedere quei furibondi impadronirsi della scorridoja (barca) di marina,
scambiarsi i colpi con taluni soldati, uccidendo il tenente di servizio,
ed occupata parimenti la gran guardia, la batteria-molo, e il palazzo del
comando, ove si erano riuniti gli ufficiali, e segnata la resa tutti
furono prigionieri sul Vapore. Ecco in breve i terrori della rivoluzione
scoppiarono, armandosi da circa due mila dei servi di pena fra ex militi,
rilegati, e presidiarii colle armi ricavate dalla truppa, e disbarcate dal
legno in due botti, tromboni, pistole e stili.
Fattasi
imponente la massa rabbrividivano i naturali (gli abitanti) perché tutto
cedeva, aperto il bagno (penale), e le altre prigioni della relegazione, e
circondariali, un torrente di forsennati coi gridi sediziosi girava per lo
abitato e pei casali, crescendo in audacia ed in eccessi, allorché il
fuoco consumava le officine della comandazia, del giudicato, del municipio
e de posti degli urbani, di polizia e di gendarmeria: indi col proclamare
la repubblica quei ribaldi sbrigliati, mettevano a sacco l'intera isola,
non esclusi i commestibili e gli arnesi ancorché infimi; mentre essi
festeggiavano all'imbrunire della sera bensì con la obbligata
illuminazione, e banda musicale, aumentavansi le angosce de' sbalorditi
ponzesi rannicchiati per le remote caverne coi funzionari, ed eternavansi
i momenti del lottare benanche fra i disagi, ed il certo sterminio, dopo
tanto bisbigliare e ladrocinare, senza speranza di soccorso o freno a
quella deplorabile scena. Verso la mezzanotte salpava intanto al tiro di
cannone il piroscafo con ancora 323 di essi servi di pena de' più audaci,
dirigendosi a Sapri presso le coste di Salerno". |