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A Ponza, lo scenario d'insieme e le quinte di contorno non sono di molto
cambiati dall'estate di molti anni fà in cui sbarcai dal " Postale "
in provenienza da Anzio. Sull'Isola presi in affitto una stanza sul porto (la
finestra mi offriva la scenografica vista d'insieme, che lo rende, io credo, uno
degli approdi più belli del Mediterraneo, architettonicamente parlando). Era il
49 o il 50, tutti, ancora, s'affannavano a mostrarmi la casa ove il " Duce
" era stato prigioniero dei carabinieri di Badoglio; la stessa,
aggiungevano i più informati, ove un ras abissino nel 1937/1938 era stato
prigioniero degli stessi carabinieri, ma agi ordini di Mussolini. Molte isole
del Mediterraneo, in passato, conobbero il destino di essere luoghi d'esilio.
Ponza lo fù due millenni fà, per importanti personaggi come Agrippina e forse
anche Nerone. La triste destinazione di Isola di " confine " dalla
quale Ponza è da tempo immune, ebbe tuttavia una sua importanza positiva, nei
decenni in cui l'Italia cominciava a troppo cambiare ( e spesso troppo male ):
ha preservato l'isola dai primi scempi urbanistico-turistici A difenderla è
stato anche il flusso migratorio verso America ed Australia, di tanta sua
gente che ha impedito, per oggettivi problemi di presenza fisica, acquisti
immobiliari indiscriminati da parte di un turismo non sempre rispettoso
dell'ambiente. Questo ha significato per Ponza entrare nel grande, colorato
circo del turismo mediterraneo, diventarne una delle attrazioni, senza però
sfigurare il suo volto, perdere l'identità. Torno a Ponza ogni anno, da
quaranta anni, e l'isola è là ad attendermi come una donna amata che non
invecchia e non si trucca. Certo, l'isola le sue trasformazioni le ha avute e
profonde, da povera s'è fatta ricca. Da specchio immobile di se stessa, in se
stessa ora guizza con una vivacità a volte esplosiva. Poi non ci sono più
" loro ", i pescatori, i marinai dell'isola, " i ponzesi "
conosciuti in tutto il Tirreno per meritata fama di silenzio e capacità.
Evocandoli e cercando di ricordare i loro consigli ed i loro racconti, mi
vengono in mente i nomi delle loro barche, i loro metodi di pesca alla lampuga,
al tonno di passo e il loro arcaico sistema per raccogliere il corallo sulla
costa sarda. Una galleria di scafi, di volti, di battute e di insegnamenti
sussurrati tra i denti. Ancor oggi andando per mare, li tengo bene a mente
perchè un proverbio di pescatore può essere banale, ma al momento giusto la
sua saggezza non viene mai smentita. Gli sguardi dei loro occhi, le loro parole
ascoltate al porto ed il ricordo delle loro avventure, evocano in me giorni di
pesca in una fatica quotidiana, in mare aperto. La loro saggezza marinara aveva
avuto modo di farsi conoscere bene nel passato del Mediterraneo; come quando i
romani in difficoltà contro i cartaginesi, durante le guerre puniche, chiesero
il loro aiuto. E come quando, nel 1757 ( dopo tanti vittoriosi scontri navali
contro i pirati barbareschi ) le galee ponzesi, romane e napoletane, sconfissero
a Palmarola una flotta piratesca. E quando, ai primi dell'Ottocento alcuni
ponzesi divennero temuti navigatori anti pirati. |