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della spedizione erano lui, Carlo Pisacane, già ufficiale del
Genio, fuori del Regno da alcuni anni, Giovanni Nicotera avvocato, e
Giovanni Battista Falcone studente, emigrati, tutti Napoletani e fuggiti
negli Stati sardi. Idearono essi di raccogliere una banda armata,
invadere l’Isola di Ponza, e sbarcare quindi nella Provincia di
Principato Citeriore.....................
.............Calcolavano
poi che, all’annunzio dell'impresa, Napoli, Roma, Firenze sarebbero
insorte, come un sol uomo, per opera dei comitati rivoluzionarî, e
proclamerebbero la Repubblica. Con siffatto disegno e siffatte speranze
s’imbarcarono circa un 40 cospiratori di varie regioni d’Italia sul
Piroscafo Il Cagliari, della società Rubattino di negozianti
genovesi, destinato a viaggi fra Genova, Cagliari e Tunisi. Tutti eran
muniti di regolari carte di polizia con la direzione per Tunisi, e,
sotto specie di mercanzie, imbarcarono con esso loro varie casse piene
d’armi.
Imbarcati
che furono, 20 di essi formularono il seguente atto:
"Noi
qui sottoscritti dichiariamo altamente, che, avendo tutti congiurato,
sprezzando le calunnie del volgo, forti nella giustizia della causa e
della gagliardìa del nostro animo, ci dichiariamo gli iniziatori della
rivoluzione italiana. Se il paese non risponderà al nostro appello, non
senza maledirlo, sapremo morire da forti, seguendo la nobile falange
de’ martiri italiani. Trovi altra nazione del mondo uomini, che, come
noi, s’immolano alla sua libertà, ed allora solo potrà paragonarsi
all’Italia, benché sino ad oggi ancora schiava.
—
Sul vapore — sul Cagliari, alle ore 9,30 di sera dei 25 Giugno 1857.
1.
Carlo Pisacane.
2. Giovanni Nicotera.
3. Giovanni Battista Falcone.
4. Barbieri Luigi di Lerici.
5. Gaetano Poggi di Lerici.
6. Achille Perucci.
7. Cesare Faridone.
8. Poggi Felice di Lerici.
9. Gagliani Giovanni di Lerici.
10. Rotta Domenico.
11. Cesare Gavini di Ancona.
12. Fuschini Federico.
13. Lodovico Negromonti di Orvieto.
14. Metuscé Francesco di Lerici, marinaio.
15. Sala Giovanni.
16. Lorenzo Giannone.
17. Filippo Faiello.
18. Giovanni Cammillucci.
19. Domenico Massone di Ancona.
20. Ruscone Pietro.
La
sera pertanto del 25 Giugno 1857 il piroscafo salpava da Genova per
andare alla volta di Cagliari, quando, in alto mare, i congiurati se ne
impadronirono e lo costrinsero a dirigersi su Ponza. Giuntivi,
sbarcarono nelle ore pomeridiane del 27, e raccolsero oltre a 300
condannati o rilegati nell’Isola.
"Pisacane gli ebbe prestamente ordinati in tre compagnie, gli armò
di fucili, quindi s’imbarcarono tutti sul medesimo piroscafo
proseguendo il viaggio. La sera del 28 giunsero a Sapri, e nelle prime
ore della notte seguente misero piede a terra, al grido di "viva
l’Italia, viva la Repubblica!". Il Comitato partenopeo aveva
promesso, che quivi si troverebbero ad aspettarli un mille o duemila
armati, che si congiungerebbero loro nell’impresa; ma non vi trovarono
alcuno... Deluso, ma non scuorato, il Pisacane la mattina del 30
portossi a Torraca, villaggio poche miglia discosto, pubblicando quivi
un proclama: "È tempo di por termine alla sfrenata
tirannide di Ferdinando II. A voi basta il volerlo. L’odio contro di
lui è universalmente inteso".
Era
proposito del Pisacane avanzare su Potenza ed Auletta, dove,
secondo le promesse dei Comitati, avrebbe dovuto trovare molte migliaia
di sollevati per dirigersi poi su Napoli; ma non vi trovò alcuno.
All’annunzio
dello sbarco, il Governo napolitano spedì nel golfo di Policastro due
piroscafi, i quali la mattina del 29 di Giugno incontrarono il Cagliari
fra il golfo e il capo Linosa; lo catturarono e lo condussero a Napoli.
L’intendente di Salerno, sig. Ajossa, nel medesimo tempo adunava in
Sala Guardie urbane e Gendarmi, mentre, spediti dal Comando militare, vi
giungevano due battaglioni di Cacciatori. Il primo di Luglio queste
milizie avvicinandosi a Padula, i rivoltosi le assalirono e ne seguì un
conflitto, che durò due ore; finalmente alcune compagnie di regî
Cacciatori comparvero alle spalle della banda assalitrice, che si
disperse. Cinquantatré furono i morti dalla parte dei rivoluzionarî,
molti gli arrestati. Pisacane, Nicotera e Falcone con alquanti dei loro
fuggirono verso Sanza; ma furono assaliti la mattina dopo
dagli abitanti di varî paesi, che non volevano saperne della loro
pretesa libertà, dopo qualche ora di combattimento, ventisette di loro
caddero sul campo, mentre 29 venivano arrestati. Pisacane e Falcone
morti; Nicotera prigioniero.
Molti
altri individui furono arrestati successivamente, e la Corte criminale
di Salerno ebbe a procedere contro 284 rei di lesa Maestà. Ai 19 di
Luglio, 7 ne condannava a morte, 30 all’ergastolo, 2 a trent’anni di
ferri, 52 a venticinque anni, 137 a pene minori; 56 vennero rilasciati
in libertà provvisoria. Dei sette condannati a morte il "crudele"
Re Ferdinando commutò a tutti la pena.
(dal Giornale ufficiale del Regno delle Due Sicilie 1857. N.
140-141-144. Atto di accusa e decisione della Corte Criminale del
Principato Citeriore).
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